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LIFESTYLE & LONGEVITY

ACCERTATO UN GRAVE RISCHIO OBESITÀ PER GLI UOMINI CHE MANGIANO DA SOLI

ACCERTATO UN GRAVE RISCHIO OBESITÀ PER GLI UOMINI CHE MANGIANO DA SOLI - Dr. Paolo Queirazza

Uno studio pubblicato sulla rivista "Obesity Research & Clinical Practice", da parte dei ricercatori della Dongguk University Ilsan Hospital di Seoul, ha evidenzto che gli uomini che mangiano da soli sono a grave rischio obesità.
Secondo questa ricerca, prevalentemente nel sesso maschile, mangiare da soli, in special modo, per più di due volte al giorno, espone al 45% di rischio in più di diventare obesi ed avere pressione e colesterolo alti.
Il campione dello studio è ampio e si basa su 7700 persone adulte, intervistate sulle loro abitudini alimentari di consumare i pasti da soli o in compagnia.
Per loro la sindrome metabolica, che comprende obesità, diabete e pressione alta, sarebbe in agguato, comportando evidentemente gravi rischi per la salute.
Lo studio ha evidenziato un rischio minore per le donne, attestandolo al 29%, di incappare nella famigerata sindrome metabolica.
Questa percentuale, sempre secondo quanto evidenziato dalla ricerca, aumenta se coesiste una predisposizione familiare per ictus o malattie coronariche.

HEALTHY AGING: Dieta e longevità

HEALTHY AGING: Dieta e longevità - Dr. Paolo Queirazza

“Interrogando alla lor volta gli Ittiofagi il re riguardo alla loro vita e al vitto, questi rispose che la maggior parte di loro raggiunge i 120 anni, ma che alcuni superano anche questa età [..]. E poiché gli esploratori mostravano di meravigliarsi del numero degli anni, li guidò ad una fontana, lavandosi dalla quale diventavano più nitidi, come se fosse olio; e da essa esalava un profumo come di viole.
E narravano gli esploratori che l’acqua di questa fonte era così leggera che niente è in grado di galleggiare su di essa, né legno né quante cose sono ancora più leggere del legno, ma tutte vanno a fondo. A causa di questa loro acqua, se davvero è quale si dice, a causa di essa può darsi che siano di lunga vita, usandola continuamente.”

ERODOTO, Le storie (Libro III), V secolo a.C.

Nel mondo, la percentuale di persone di età superiore a 60 anni sta crescendo più velocemente rispetto a qualsiasi altra fascia d’età, e questo è dovuto sia alla più lunga aspettativa di vita sia al miglioramento delle condizioni di vita e ai costanti progressi della moderna medicina.
Secondo il World Health Organization (WHO), attualmente una persona su nove al mondo ha 60 anni o più, un dato questo destinato ad aumentare infatti, si potrà arrivare al numero di una persona su cinque entro il 2050.
La ricerca scientifica studia i complessi meccanismi biologici, che sono alla base del processo d’invecchiamento, con la speranza, in futuro, di riuscire a controllarlo e consentire alla popolazione di affrontare non la longevità in sé ma una sana longevità o quella che viene definita “active and healthy aging.”
Il messaggio importante è quello di imparare a contrastare l’invecchiamento quando si è ancora giovani e naturalmente non si pensa ancora alla vecchiaia.
Sappiamo che la genetica è determinante per il grado di longevità ma molto di più contano le scelte in merito allo stile di vita da adottare, poiché esse hanno importanti conseguenze sui meccanismi di mantenimento di un corretto funzionamento delle cellule.
Tra i numerosi fattori che determinano quanto velocemente si invecchia, troviamo sicuramente quanto e cosa mangiamo e quindi si può immaginare quanto la risposta fisiologica alla disponibilità dei vari nutrienti giochi un ruolo fondamentale nel processo di invecchiamento.
La cellula è dotata di specifici sensori, che indicano i livelli di sostanze nutritive disponibili e che orientano, a seconda dell’energia disponibile, la crescita e il metabolismo delle cellule.
La sostanza chiave in questi finissimi meccanismi regolatori cellulari è la mTOR (Mechanistic Target of Rapamycin), una proteina, che è un coordinatore centrale dei programmi di crescita o di mantenimento della cellula perché è un sensore delle proteine introdotte con la dieta e riesce a segnalare, in tal modo, l’abbondanza di cibo.
Sia pur a livello sperimentale, la riduzione dell’attività di mTOR, ha evidenziato effetti, altamente riproducibili, nell’allungamento della vita, dai moscerini ai topi e alle scimmie.
Questo ruolo di sensore di mTOR viene svolto con diversi meccanismi, tra cui si evidenziano il ruolo dell'insulina e degli aminoacidi.
Quando il cibo è abbondante, l’insulina prodotta e l’abbondanza di aminoacidi attivano direttamente mTOR, provocando un aumento nella crescita delle cellule.
Viceversa, quando i nutrienti scarseggiano, mTOR viene inibita, per cui la crescita cellulare diminuisce.
Si intensifica invece l'autofagia, in pratica le cellule si mangiano da sole, in quello che è il principale meccanismo di riciclo, che avviene in particolari organelli, chiamati lisosomi e che serve per degradare tutte le parti danneggiate della cellula risultando essere un meccanismo protettivo, che consente alle cellule e ai tessuti di auto rinnovarsi continuamente.
Quindi, la restrizione calorica sembra rallentare i processi degenerativi propri del processo d'invecchiamento e anche se non è del tutto chiaro se riesca ad estendere la durata della vita, però di certo può aumentare gli anni trascorsi in salute.
Il complesso crosstalk tra riduzione dei nutrienti immessi con la dieta e i segnali cellulari appena descritti, innesca una risposta protettiva, antinfiammatoria e antiossidante e ricicla le strutture danneggiate con una maggiore intensità, indicando che l’attuazione di un corretto piano alimentare sia efficace nel ritardare l’invecchiamento.
Dal punto di vista pratico, per sfruttare questa correlazione tra dieta e longevità è utile una corretta alimentazione e una riduzione calorica, specie in età avanzata, soprattutto valutando le quantità per ogni singolo alimento.
Ad esempio, pur tenendo presente che un maggiore apporto di zuccheri non favorisce la longevità, si potrebbe prevedere una restrizione delle calorie per alcuni giorni al mese, riducendo le proteine rispetto ai carboidrati ma essendo consapevoli che non esiste una dieta valida per tutti, meglio invece se personalizzata per ciascun soggetto.

L'AMBIENTE DIALOGA CON IL NOSTRO GENOMA

Quanto siamo condizionati dalle esperienze vissute?

Il nostro DNA è il depositario dell’informazione genetica, cioè di un complesso e ordinato sistema di informazioni, che sono influenzate dal nostro ambiente.
A seconda di come viviamo la nostra vita ma soprattutto a seconda degli stimoli provenienti dall’ambiente che ci circonda, possiamo fare tantissimo per la nostra salute.
In altre parole, l’ambiente, il cibo e il modo in cui viviamo possono influenzare notevolmente il modo in cui l’organismo risponde, nel mantenimento di tutte le sue più importanti funzioni.
Altri fattori di questo tipo sono rappresentati dal grado di stress, il livello di attività fisica svolta e il carico di tossine a cui siamo sottoposti.
Secondo una visione classica il nostro genoma, cioè l’insieme dei geni del nostro organismo, è un codice fisso e costante ma oggi sappiamo che i nostri geni hanno degli interruttori sulla loro superficie, chiamati appunto epigenoma (“epi”, dal greco = “sopra”) in grado di attivare o disattivare i geni a seconda delle fasi della vita ma soprattutto a seconda degli stimoli esterni, ambientali.
Numerosi fattori possono quindi influenzare come si esprime il nostro DNA e di conseguenza, capiamo da questo, che ogni persona è unica e a e abbiamo dentro noi stessi la grande opportunità, per correggere eventuali squilibri ed esercitare un importante controllo sul nostro benessere e sulla nostra salute.

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INVECCHIAMENTO E SARCOPENIA

L’invecchiamento è associato ad una diminuzione della massa muscolare e della forza, con una perdita fino a 3 kg di massa magra per decade dopo i 50 anni.
Il termine sarcopenia deriva dal greco e significa letteralmente perdita di carne.
Dopo i 60 anni la perdita di peso riguarda sostanzialmente la massa magra e prevalentemente il muscolo scheletrico.
Le cause della perdita di muscolatura correlata all’età sono molteplici e in parte non ancora conosciute ma sembra che siano simili a quelle che invece conducono ad acquisire massa grassa, come la riduzione dell’esercizio fisico e dell’azione anabolica degli ormoni.
L’attività fisica mirata è fondamentale assieme ad un’alimentazione corretta.

 

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COME RIMANERE FORTI E PREVENIRE LA PERDITA DI MUSCOLO SCHELETRICO

Conoscere adeguatamente il problema della perdita di muscolatura correlata all’età consente di seguire le contromisure per contrastarla efficacemente.
La sarcopenia si riferisce alla perdita, età correlata, di muscolo scheletrico, massa e forza.
Oggi è molto ben documentato che, una perdita, significativamente apprezzabile, di muscolo scheletrico, può iniziare precocemente, attorno alla quarta decade di vita e progredire dello 0.5-1% per anno.
Con l’avanzare dell’età, si verifica un’atrofia selettiva delle fibre muscolari di tipo II (ad elevata produzione di forza) con un cambiamento della tipologia di fibre, che compongono il muscolo, spostandosi verso la predominanza di quelle di tipo I (a bassa produzione di forza).
Oltre alla perdita di massa magra si verifica un aumento del grasso intramuscolare e del tessuto connettivo.
L’invecchiamento, se non adeguatamente contrastato, porterà quindi, ad una perdita di velocità e forza esplosiva.
Un allenamento mirato della forza è l’unico in grado di contrastare scientificamente ed efficacemente la perdita di massa muscolare e il conseguente declino della performance muscolare.

 

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Dr. Paolo Queirazza

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