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INVECCHIAMENTO DELLA PELLE

INVECCHIAMENTO DELLA PELLE - Dott. Paolo Queirazza

Cosa succede a livello cellulare e i segreti per proteggerci.

I cambiamenti della pelle, provocati dal processo di invecchiamento, cominciano a rendersi evidenti già intorno ai 40 anni.
Le manifestazioni più precoci sono rappresentate dalla comparsa di rughe fini a livello della palpebra inferiore e nella regione laterale dell’orbita.
Si verificano poi alterazioni della texture cutanea assieme alla comparsa di macchie della pelle.
La trama vascolare sottocutanea perde la sua organizzazione di tipo papillare e l’interfaccia dermo-epidermica si svuota, provocando un’atrofia del derma e del sottocute.
Sostanzialmente, si verifica una perdita nell’organizzazione tridimensionale di collagene ed elastina, con diminuzione della loro quantità e diminuita produzione di collagene tipo I e III.
Le cellule che producono il collagene ossia i fibroblasti vanno incontro ad una selettiva diminuzione sia di numero che funzionale.
Il Photoaging provoca una trama grossolana, che rende la cute coriacea, con comparsa di rughe profonde e teleangectasie.
I raggi UVA e UVB provocano infatti cambiamenti nel derma e nel sottocute e gli UVA favoriscono l’elastosi.

ELASTOSI DA RAGGI UVA 

- Cute iperattiva
- Aumento di produzione elastina anormale e glicosaminoglicani
- Infiammazione
- Angiogenesi
- Anormale produzione e degradazione di collagene
- La glicazione delle proteine cutanee è accentuata dalla presenza di luce ultravioletta.

La diminuzione dei livelli ormonali, legata alla menopausa, provocherà selettiva perdita di grasso e di deposizione di grasso.

Il fumo di sigaretta ha un effetto deleterio sulla pelle e provoca rughe precoci.
Il sole e il fumo hanno un effetto moltiplicativo, specie quando l’esposizione solare senza protezioni adeguate, coesiste con una unga storia di fumo.
Si manifesta una riduzione nella sintesi di collagene e un incremento dell’attività (upregulation) delle metalloproteinasi (enzimi capaci di degradare le proteine della matrice extracellulare) provocando un aumento di produzione in elastina anormale e diminuzione dei proteoglicani.
Fumo e sole (UV light) causano indipendentemente la formazione di rughe, attraverso una upregulation delle metalloproteinasi dei fibroblasti e assieme hanno un effetto sinergico negativo.  

AUTOFAGIA E LONGEVITÀ: LE STRATEGIE PER VIVERE A LUNGO E IN SALUTE

AUTOFAGIA E LONGEVITÀ: LE STRATEGIE PER VIVERE A LUNGO E IN SALUTE - Dott. Paolo Queirazza

L’autofagia è un meccanismo protettivo che la cellula utilizza per riciclare le sostanze divenute inutili e potenzialmente dannose.

E' alla base della ricerca del biologo giapponese Yoshinori Oshumi, Nobel per la Medicina nel 2016

Il termine deriva dal greco ''mangiare se stessi'' che permette alle cellule di rinnovarsi e autoriciclarsi.

Attraverso questo processo le cellule infatti, distruggono le componenti diventate inutili e potenzialmente dannose e le trasportano al di fuori della membrana cellulare.

Per fare questo le cellule raccolgono i rifiuti e li portano nei lisosomi, organelli che costituiscono una specie di sistema digestivo interno alla cellula. 

L’autofagia è quindi un sistema fisiologico di sopravvivenza che la cellula utilizza per  per riciclare le proteine ormai datate, rimuovere organelli invecchiati (es. i mitocondri, le centrali energetiche della cellula) e tutti i detriti cellulari.

Senza l’autofagia quindi, saremmo destinati a non vivere a lungo e ad avere una serie innumerevole di problemi.

 L’autofagia protegge il nostro organismo attraverso numerose vie: 

- rimozione dei mitocondri che hanno una funzione alterata, che possono rilasciare mediatori apoptotici (morte cellulare programmata) e ROS (Reactive Oxygen Species)

- rimozione delle proteine dannose associate ad insulino resistenza

- aumentando la degradazione di agenti infettivi

- sopprimendo l’infiammazione

 Con l’avanzare dell’età, si è visto che si verifica un accumulo di proteine danneggiate e aggregate, lipidi ossidati e organelli danneggiati e tutto questo farebbe pensare che, il meccanismo protettivo dell’autofagia declini o diventi insufficiente per prevenire questa raccolta di sostanze potenzialmente dannose, che si instaura con l’invecchiamento.

 La buona notizia è che possiamo ringiovanire aumentando l’autofagia.

Attualmente il sistema migliore è tenere uno stile di vita adeguato con dieta, restrizione calorica e potenziamento dell’attività fisica, in futuro sarà la ricerca farmacologica a fornire un supporto per aumentare autofagia.

Oppure ossiamo agire riducendo i segnali che la inibiscono; uno di questi è l’IGF-1 (Insuline Growth Factor 1),

Si tratta di una sostanza molto simile all’insulina, che gioca un ruolo importante durante lo sviluppo e continua ad avere un ruolo anabolico, altrettanto importante, nell’adulto.

L’insulina aumenta i livelli di IGF-1 e l’insulino resistenza a sua volta aumenta i livelli di insulina.

Il termine insulino resistenza indica che esistono condizioni, ad esempio persone che introducono quote esagerate di carboidrati e spesso con un aumento della massa grassa, che per questo mantengono elevate concentrazioni di insulina e rilasciano più insulina dopo un pasto di persone "normali".

Se non trattata adeguatamente l’insulino resistenza può condurre al diabete di tipo II.

Quindi evitando la resistenza all’ insulina teniamo insulina e IGF-1 a livelli bassi e aumentiamo l’autofagia.

Possiamo prevenire l’ insulino resistenza rimanendo fisicamente attivi abbassando BMI (indice di massa corporea, dato dal peso diviso l’altezza al quadrato, parametro per stabilire se il peso rientra nella norma) con la dieta e mantenendolo in un range ottimale tra 20 e 24.9.

 By Dott. Paolo Queirazza

Medicina e Chirurgia Estetica - Genova

AGING, FITNESS FRAILTY INDEX E ETÀ BIOLOGICA

AGING, FITNESS FRAILTY INDEX E ETÀ BIOLOGICA - Dott. Paolo Queirazza

Molte sono le variabili nella correlazione tra ambiente e capacità di risposta dell’organismo nelle varie età della vita.

L’aging è un processo in cui diversi deficit si accumulano in modo non uniforme tra la popolazione, basti pensare al fatto che gli individui della stessa età cronologica si differenziano largamente, sia per quanto concerne le condizioni di salute sia per la loro aspettativa di vita.

Diversi modelli vengono proposti dagli scienziati e

possiamo identificare lo stato di salute come il numero di deficit  riferiti alla salute che ciascun soggetto ha accumulato durante la sua vita.

Vengono proposte anche misurazioni dello stato di salute, come il Fitness Frailty Index, che è il rapporto tra i deficit presenti nella persona e il totale dei deficit considerati in media nei soggetti della stessa età cronologica.

Il Fitness Frailty Index rappresenta l’età biologica di un individuo.

Consideriamo l’aging come un processo di accumulo di deficit, che partendo da un livello molecolare e subcellulare si elevano fino a produrre dei deficit macroscopici visibili.

In questo processo acquisisce una grande importanza l’interazione tra l’ambiente e l’organismo: l’incessante confronto tra danno potenziale e controllo conduce inevitabilmente a dei cambiamenti nelle varie funzioni fisiologiche, perdita della regolazione omeostatica, contrazione del cosiddetto spazio omeodinamico, quindi la capacità di opporsi ad elementi di perturbazione e la flessibilità e la vulnerabilità rispetto agli stressors.

Si verifica una progressiva variabilità della vulnerabilità agli eventi avversi, un peggioramento dello stato di salute, che si chiama frailty, ossia una  perdita di riserve biologiche (energia, abilità fisiche, cognizione, salute).

La caratteristica universale è che i problemi aumentano con l’invecchiamento poiché i deficit si accumulano e diminuisce proporzionalmente la capacità di recupero.

Il danno avviene a differenti livelli nell’organismo, DNA, epigenetico, cellule e tessuti e anche se ognuno di questi subcompartimenti ha delle proprie capacità riparative, essi non agiscono in modo isolato ma in rete.

Le persone invecchiano in modo differente, probabilmente variando l’abilità di ogni organismo nel sostenere e riparare i danni e considerando che le interazioni con l’ambiente non variano, nel corso della vita,  conta molto, in tal senso, lo stile di vita di ogni persona, rendendo attraente l’idea dell’età biologica, che rimane comunque materia di confronto tra gli studiosi  e difficile da misurare, potendo comunque essere uguale, maggiore o minore dell’età anagrafica.

By Dott. Paolo Queirazza

 Medicina e Chirurgia Estetica - Genova

 

 

Cellulite e adiposità localizzata: segnali di un problema più profondo?

Cellulite e adiposità localizzata: segnali di un problema più profondo? - Dott. Paolo Queirazza

Cellulite e adiposità localizzata: segnali di un problema più profondo e ora di cambiare abitudini?

Parlando di cellulite, ogni paziente, che pensa di soffrire di questo problema, deve cambiare il modo di considerarla: non quindi, solo come un inestetismo ma anche come possibile segnale di un equilibrio alterato a livello generale dell’organismo.
Infatti, uno stile di vita non corretto, può avere effetti negativi importanti, anche sulla salute e il benessere, dalla testa ai piedi, oltre che manifestarsi negativamente a livello del girovita e delle gambe.
Modificare abitudini non corrette, soprattutto a tavola e a livello di sedentarietà può essere già un eccellente punto di partenza, per trattare con successo la famigerata cellulite.
Certamente questo, da parte di ogni paziente è un processo lungo, che richiede sacrifici, perché ogni cambiamento, che si traduca in regole nuove, per confermarsi in un’abitudine consolidata, ha bisogno di tempo, tra scoraggiamenti, eccessi di fiducia, motivazioni, voglia di riuscire.
Il programma a lungo termine, inteso non come cambiamento ma come progressiva modificazione, deve essere per questo fatto a piccoli passi, guidato ed eseguito con passione.
La visita è come sempre la componente fondamentale, viene integrata da esami specifici come la bioimpedenziometria ed un test predittivo che valuta la predisposizione genetica della paziente a sviluppare cellulite.
La predisposizione genetica ereditaria, infatti, è uno dei fattori determinanti, che favorisce la comparsa della cellulite.
Il test si basa su materiale cellulare, raccolto nella cavità orale con un semplice tampone buccale, per ricercare le mutazioni in alcuni geni specifici
Partendo da qui, è possibile ricercare le mutazioni in alcuni geni specifici, nel corredo cromosomico personale, che consentono di conoscere il rischio di sviluppare in futuro questo tipo di disturbo e permettono di intervenire in tempi utili, seguendo uno stile di vita sano ed effettuare trattamenti mirati e personalizzati.

By Dott. Paolo Queirazza

Medicina e Chirurgia Estetica - Genova

ACCERTATO UN GRAVE RISCHIO OBESITÀ PER GLI UOMINI CHE MANGIANO DA SOLI

ACCERTATO UN GRAVE RISCHIO OBESITÀ PER GLI UOMINI CHE MANGIANO DA SOLI - Dott. Paolo Queirazza

Uno studio pubblicato sulla rivista "Obesity Research & Clinical Practice", da parte dei ricercatori della Dongguk University Ilsan Hospital di Seoul, ha evidenzto che gli uomini che mangiano da soli sono a grave rischio obesità.
Secondo questa ricerca, prevalentemente nel sesso maschile, mangiare da soli, in special modo, per più di due volte al giorno, espone al 45% di rischio in più di diventare obesi ed avere pressione e colesterolo alti.
Il campione dello studio è ampio e si basa su 7700 persone adulte, intervistate sulle loro abitudini alimentari di consumare i pasti da soli o in compagnia.
Per loro la sindrome metabolica, che comprende obesità, diabete e pressione alta, sarebbe in agguato, comportando evidentemente gravi rischi per la salute.
Lo studio ha evidenziato un rischio minore per le donne, attestandolo al 29%, di incappare nella famigerata sindrome metabolica.
Questa percentuale, sempre secondo quanto evidenziato dalla ricerca, aumenta se coesiste una predisposizione familiare per ictus o malattie coronariche.

By Dott. Paolo Queirazza

Medicina e Chirurgia Estetica - Genova

Dott. Paolo Queirazza

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